L’isola di Procida col suo paesaggio da sogno, rappresenta un esempio perfetto di architettura tipica mediterranea: appena giunti al porto di Marina Grande, infatti, a dare il benvenuto al viaggiatore sono proprio le ormai iconiche e pittoresche case dai toni accesi e variopinti. 

Passata alla ribalta turistica solo negli ultimi anni, attraverso una graduale ed attenta valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, Procida è stata ufficialmente scelta – tra ben 10 località in gara – come Capitale Italiana della Cultura per il 2022.

La sua vittoria, inoltre, detiene il primato come isola vincitrice: fino ad ora, infatti, erano state elette solo città.

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Le tipiche casette colorate di Procida

Capitale Italiana della Cultura: che cos’è

Questa competizione nasce nel 2014 per volontà del Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo) con lo scopo di promuovere la cultura e il turismo italiano. 

Le città candidate al titolo, sono chiamate a sviluppare un dossier che possa mettere in risalto la vita e lo sviluppo culturale del proprio territorio.

Dopo un attento studio dei progetti pervenuti, una commissione di sette esperti nominata dal ministero decreta la località vincitrice che, per il periodo di un anno e attraverso un premio di un milione di euro, ha l’occasione di mostrare al mondo la sua “ricchezza” culturale.

Il dossier che ha incantato il Ministero

Il progetto denominato “La Cultura non isola”, grazie ad un ottimo reportage della dimensione patrimoniale e paesaggistica di cui dispone Procida, s’è portato a casa la vittoria e il prestigioso titolo di “Capitale della cultura”.

Il reportage infatti, secondo la giuria, rappresenta non solo “un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del Paese” ma anche “un messaggio poetico […] che dalla piccola realtà dell’isola si estende come un augurio al Paese nei mesi che ci attendono”.

Procida Capitale della Cultura 2022 logo
il logo di "Procida 2022 - Capitale Italiana della Cultura"

Il Patrimonio ambientale e culturale di Procida

Il fascino di Procida sta tutto nella sua autenticità: mare blu, le case sui generis, i pescatori, le barche, il paesaggio naturale.

Tutto sembra essersi cristallizzato nel tempo, conferendo a quest’isola un’originalità e una tranquillità decisamente distante dalle più frequentate e turistiche Ischia e Capri.

Da sempre Procida è dedita alla navigazione e alla pesca e solo recentemente sta riscoprendo (anche) il suo potenziale turistico.

L’isola è facilmente visitabile tutta in un weekend o anche 3 giorni.

Se state progettando un prossimo soggiorno a Procida, vi suggeriamo una lista di cose da fare e dalle quali resterete affascinati:

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Marina Grande vista da Terra Murata

Marina Grande con “Sent ‘Co” e la chiesa di San Giovanni Battista

La zona portuale di Procida “Sent ‘Co” (Sancio Cattolico) così chiamata dai procidani è parte della Marina Grande ed è il punto focale dell’isola: è qui che arrivano/partono i traghetti e da qui si possono raggiungere anche i vari luoghi dell’isola.

Marina Grande fa da biglietto di presentazione dell’isola: le case colorate che affacciano sul mare, il piazzale con i ristoranti e i piccoli bar e, guardando sulla sinistra,Via Roma, strada del turismo, dell’artigianato e del commercio.

La chiesa di Santa Maria della Pietà e San Giovanni Battista, al centro di Marina Grande è il luogo di riferimento per i pescatori che la fondarono nel 1616, costruendo un piccola cappella.

Nel 1760 la cappella venne trasformata inglobando alcuni locali adiacenti dando luogo all’attuale chiesa con un’unica navata e cappelle ed altari laterali.

In stile barocco è il campanile con un con un orologio a quattro quadranti.

Quindi, perché non cominciare il tour proprio da qui?

La Chiesa di S. Maria della Pietà e San Giovanni a Marina Grande

Terra Murata

Il borgo centrale di Terra Murata fu costruito nel Medioevo come roccaforte contro le invasioni così chiamato per le cinquecentesche mura di cinta e si staglia a circa 90 metri sul mare ed affaccia sul Golfo di Napoli.

Qui è custodito il maestoso Palazzo d’Avalos, un tempo utilizzato come carcere e solo nell’ultimo decennio valorizzato come punto di interesse e polo museale dell’isola.

Trovandosi nel borgo, a cui si accede passeggiando attraverso un affascinante labirinto di strade strette e poco luminose, vale la pena fare una visita al piccolo monastero di Santa Margherita.

Terra Murata è raggiungibile in bus o a piedi, e merita di essere visitato soprattutto per la millenaria Abbazia di San Michele Arcangelo, patrono di Procida.

Edificata nel 1026 e dedita al culto di Sant’Angelo, oggi la chiesa si presenta come il risultato di numerose stratificazioni architettoniche anche se l’impronta cinquecentesca è chiaramente riconoscibile.

E’ in questo contesto magico di Terra Murata che viene ambientato lo struggente romanzo di Elsa Morante “L’isola di Arturo”.

Scendendo da Torre Murata, vale la pena visitare il Santuario di Santa Maria delle Grazie.

Il Borgo Medievale di Terra Murata

Il Museo "Casa di Graziella"

Questa casa-museo si trova nel Palazzo della cultura (ex Conservatorio delle orfane) a Terra Murata e s’ispira al romanzo “Graziella” dello scrittore francese Alphonse Lamartin, ambientato nella Procida dell’Ottocento.

Il romanzo racconta della storia d‘amore tra il giovane scrittore francese e la procidana “Graziella”, una bella giovane dagli occhi neri e le lunghe trecce figlia di umili pescatori.

Con lei Lamartin trascorrerà gran parte del suo tempo vivendo un amore travolgente che, purtroppo, finisce con l’improvvisa partenza per la Francia dello scrittore.

Sebbene questa casa sia una ricostruzione degli ambienti descritti nel romanzo, visitarla diventa però l’occasione per conoscere lo stile di vita semplice dei procidani del 1800 attraverso il mito di Graziella.

La Corricella con Casale Vascello

Questo è il piccolo e più antico borgo marinaro di Procida, un’autentica perla dell’isola passato alla storia per essere stato set de “Il Postino”, film dell’indimenticabile Massimo Troisi e della brillante Maria Grazia Cucinotta.

E’ incantevole passeggiare tra le piccole strade del borgo nel quale le case dai colori pastello incastonate fra loro e che digradano verso il mare, dai tipici archi di ascendenza araba , fanno da sfondo ideale per una cena a base di pesce appena pescato.

Piccola curiosità: Nel 2015 Apple durante il lancio di iPhone 6, per esaltare la resa cromatica del dispositivo ultra tecnologico, utilizzò come immagine proprio il tripudio di colori delle case della Corricella.

La Chiaiolella e la riserva naturale di Vivara

Da Marina Grande è possibile prendere un minibus che porta alla frazione della Chiaiolella, famosa per la sua spiaggia, i ristoranti dai tipici menu marinari e il piccolo porto.

A poca distanza da qui si raggiunge anche l’isolotto di Vivara che è il fiore all’occhiello del patrimonio faunistico e naturalistico di Procida; è inoltre la sede di notevoli ritrovamenti archeologici di provenienza greca.

Riserva naturale isola di Vivare Procida
Procida vista dall'isolotto di Vivara, la riserva naturale

Il sentiero Solchiaro

Quest’area è molto amata dagli appassionati dell’escursionismo e il sentiero che corre ai due lati dell’omonima penisola lo rende ideale come passeggiata circolare che conduce al promontorio di Punta Solchiaro.

Da qui è possibile ammirare Terra Murata e parte dell’isola in tutta la loro bellezza.

I “Misteri” di Procida

La Processione dei Misteri, nel periodo pasquale, è un’esperienza che vale certamente la pena di vivere.

Anche qui, come in Penisola Sorrentina, il Venerdì Santo è caratterizzato da una suggestiva processione.

Molto simile ai cortei che si vedono nel Salento e in Sicilia, i Misteri di Procida consistono in un lungo corteo nel quale sfilano dei carri rappresentanti le scene salienti della Passione di Gesù.

Alle prime luci dell’alba, gli squilli delle trombe annunciano l’uscita della processione che da Terra Murata scende fin giù Marina Grande. A chiudere il corteo, le due statue del Cristo Morto e dell’Addolorata.

La costruzione dei carri vede impegnati tantissimi procidani per tutto il periodo della Quaresima. Dopo le celebrazioni del Venerdì Santo, i carri restano in esposizione nella chiesa di San Giacomo per i successivi quaranta giorni.

La processione del venerdì Santo

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